Dazi aggiuntivi USA: la Svizzera continua a negoziare
Berna, 05.06.2026 — Il 5 giugno 2026 il Consiglio federale ha discusso delle prossime tappe in merito alle indagini condotte dal rappresentante per il commercio degli Stati Uniti ai sensi della Sezione 301. Il Consiglio federale respinge con forza le accuse mosse nell’ambito dell’indagine sull’importazione di merci realizzate con il lavoro forzato e ribadirà le proprie argomentazioni per iscritto. In parallelo proseguono i negoziati per un accordo commerciale.
L’11 e il 12 marzo 2026 gli Stati Uniti hanno avviato due indagini nei confronti della Svizzera, ai sensi alla Sezione 301 dell’«US Trade Act», che verte sulle «pratiche commerciali sleali o discriminatorie». La prima indagine si concentra sulle presunte sovraccapacità nella produzione industriale e sulle loro cause, mentre la seconda riguarda una possibile omissione o un’attuazione ritenuta insufficiente delle misure volte a impedire l’importazione di merci realizzate con il lavoro forzato. Oltre alla Svizzera, queste indagini riguardano anche altri Stati, tra cui quelli dell’Unione europea.
Il 2 giugno 2026 il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (USTR – U.S. Trade Representative) ha pubblicato i risultati della sua indagine ai sensi della Sezione 301 sulle lacune nel contrastare il commercio di merci realizzate con il lavoro forzato. L’USTR giunge alla conclusione che soltanto una parte dei 60 Stati esaminati ha emanato un divieto in tal senso e che anche questa parte non ha applicato il divieto. Sulla base di ciò, l’USTR ha formulato raccomandazioni per introdurre dazi aggiuntivi forfettari del 12,5% per gli Stati, come la Svizzera, che non hanno emanato un divieto di importazione per le merci realizzate con il lavoro forzato. Per gli Stati che hanno già pronunciato o pronunceranno un divieto di importazione, viene raccomandata un’aliquota del 10%.
Queste raccomandazioni non entrano in vigore immediatamente: le parti direttamente interessate hanno la facoltà di commentarle nell’ambito di una consultazione pubblica. Il Consiglio federale respinge con forza le accuse mosse nel quadro di questa indagine e, nella sua riunione del 5 giugno 2026, ha deciso di esporre nuovamente la sua posizione durante la consultazione. Il Consiglio federale ribadirà che, anziché vietare le importazioni, la Svizzera persegue un approccio globale che combina normative statali, valutazioni obbligatorie dei rischi (avviate dal settore privato) e cooperazione internazionale. Questo approccio si concentra sulla prevenzione e sulla lotta alle cause all’interno delle catene di approvvigionamento. Questi approcci differiscono nella metodologia, ma non nell’obiettivo e nell’efficacia. L’industria statunitense non subisce alcun danno a causa della prassi svizzera.
È presumibile che i dazi aggiuntivi derivanti dalle indagini ai sensi della Sezione 301 sostituiranno i dazi aggiuntivi del 10% previsti dalla Sezione 122, in vigore fino al 24 luglio 2026. Ad essi potrebbero aggiungersi i dazi derivanti dalle indagini ai sensi della Sezione 301 relative alle sovraccapacità industriali, i cui risultati e raccomandazioni sono attesi nelle prossime settimane.
Intanto proseguono i negoziati con gli Stati Uniti in vista di un accordo commerciale, durante i quali il Consiglio federale tiene conto degli sviluppi attuali, puntando a un risultato che regoli in modo soddisfacente e a lungo termine le relazioni economiche tra i due Paesi, indipendentemente dagli sviluppi giuridici e politici negli Stati Uniti.