L’impatto dell’intelligenza artificiale sui diritti umani
Berna, 07.10.2026 — I dibattiti connessi all’intelligenza artificiale (IA) e ai rischi che comporta per i diritti umani, come anche alle opportunità che offre per farli rispettare maggiormente, sono stati al centro della 63a sessione del Consiglio dei diritti umani, appena conclusasi a Ginevra. La Svizzera ha guidato una coalizione di Stati che ha reso possibile l’adozione di due risoluzioni sulla giustizia di transizione, un settore in cui l’IA può fornire un contributo di rilievo.
La Svizzera si è impegnata a favore di due risoluzioni sull’impatto dell’IA sulla parità di genere, sulla non discriminazione e sulla lotta alla disinformazione. Il loro obiettivo è contrastare fenomeni come la propagazione di deepfake e di contenuti riconducibili all’ambito delle molestie online, la cui diffusione è accelerata dalle nuove tecnologie. Queste ultime devono essere concepite in modo tale da garantire il rispetto del diritto alla vita privata e il principio di non discriminazione nell’utilizzo dell’IA nell’ambito dei servizi, come nella gestione delle risorse umane o nell’accesso all’alloggio.
Giustizia di transizione
Accertamento della verità, lotta all’impunità, riparazione e garanzia di non ripetizione delle violazioni sono i quattro pilastri su cui si fonda la giustizia di transizione, una delle priorità della Svizzera nel settore dei diritti umani. Durante la 63a sessione del Consiglio, la Svizzera ha guidato un gruppo di Stati che ha reso possibile l’adozione di due risoluzioni sulla giustizia di transizione. L’analisi del passato permette di affrontare le tensioni e di evitare che riprendano le violenze. Dopo una guerra, la giustizia di transizione è uno strumento fondamentale per garantire che la pace permanga. In questo genere di processo, le nuove tecnologie possono fornire un contributo considerevole, in particolare nel documentare le violazioni e nel condurre le ricerche delle persone scomparse.
Contesti geografici
Nel corso di discussioni riguardo a contesti specifici, la Svizzera ha sostenuto il rinnovo del mandato della relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Russia e ha ribadito la sua condanna nei confronti degli attacchi indiscriminati compiuti con droni a danno di civili.
Ha inoltre puntato il dito contro il ricorso sistematico alla violenza sessuale come metodo di tortura contro i civili e i prigionieri di guerra in Ucraina. Infine, il nostro Paese ha appoggiato il rinnovo del mandato della missione d’inchiesta sui crimini commessi durante il conflitto in Sudan.
Nel contesto dei lavori relativi alla riforma dell’architettura del sistema ONU in materia di diritti umani, l’appello della Svizzera volto ad armonizzare i metodi operativi degli organi dei trattati in un’ottica di maggiore razionalizzazione ed efficacia ha ricevuto il sostegno di 86 Stati.