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Comunicato stampaPubblicato il 12 maggio 2026

Incendio a Crans-Montana: tutti i pazienti rimpatriati in Svizzera

Berna, 12.05.2026 — A seguito dell’incendio a Crans-Montana, una parte dei feriti è stata curata in cliniche specializzate all'estero. Nel frattempo, tutti i pazienti che hanno il loro centro di vita in Svizzera sono stati rimpatriati. Tra gli ospedali e le cliniche di riabilitazione coinvolti viene mantenuta una stretta collaborazione per garantire un proseguimento ottimale delle cure in Svizzera.

A partire dal 2 gennaio 2026, grazie al forte sostegno di numerosi Paesi europei, 38 vittime del tragico incendio di Capodanno sono state trasferite, nell’ambito del Meccanismo di protezione civile dell’Unione europea (UCPM), da ospedali svizzeri a cliniche specializzate in Belgio, Germania, Francia e Italia. Di questi pazienti curati all’estero, è stato ora possibile rimpatriare le 22 persone che hanno il loro centro di vita in Svizzera.

Il rimpatrio dei pazienti dall’estero è stato coordinato a livello operativo da un comitato medico subordinato alla Centrale nazionale d’allarme dell’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) e composto da esperti dei centri svizzeri per il trattamento delle ustioni (CHUV, USZ, KiSpi), delle cliniche di riabilitazione (cliniche Suva di Sion e Bellikon) e da altri specialisti. Con la conclusione dei rimpatri, il comitato medico è stato sciolto con i dovuti ringraziamenti per il grande impegno profuso; le istituzioni e gli specialisti coinvolti rimangono tuttavia in stretto contatto.

Rimpatri soprattutto nella Svizzera romanda

Per tutti i pazienti rimpatriati è stato possibile garantire un posto con l’assistenza medica necessaria, alla stessa stregua dei pazienti trattati in Svizzera sin dall’inizio. L’offerta comprende anche servizi di supporto psicologico, coordinati direttamente dalle cliniche.

La maggior parte dei pazienti rimpatriati è stata inizialmente trasferita in centri svizzeri per grandi ustionati di Losanna e Zurigo e successivamente in cliniche di riabilitazione. Ad eccezione di singoli casi in cui, per motivi medici, è stato ritenuto più indicato un trattamento presso la clinica Suva di Bellikon, i pazienti sono stati trasferiti soprattutto alla clinica Suva di Sion, al fine di consentire la riabilitazione e il proseguimento delle cure il più vicino possibile al luogo di residenza. Lo stretto coordinamento con i centri specializzati della Svizzera tedesca ha permesso di gestire il normale afflusso di pazienti derivante da incendi che si verificano nella quotidianità. Una parte delle capacità di terapia intensiva del CHUV e dell’USZ continua a essere occupata da pazienti coinvolti nell’incendio di Crans-Montana.

Il coordinamento strategico e politico delle capacità di riabilitazione è assicurato dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità (CDS), in particolare dai Cantoni, dagli enti federali e dalle cliniche di riabilitazione interessate. Le cliniche Suva di Sion e Bellikon, specializzate nella riabilitazione di grandi ustionati, ampliano le loro capacità in funzione delle necessità e garantiscono, se necessario, la disponibilità di posti per pazienti provenienti da altri sinistri.

Sostegno internazionale tramite il processo di gestione degli eventi dell’UCPM

Subito dopo l’incendio del 1° gennaio 2026, un totale di 24 Stati europei avevano offerto, nell’ambito dell’UCPM, posti di cura specializzati per grandi ustionati, nonché équipe mediche e trasporti per i pazienti. In tutti i Paesi d’Europa, la gestione di un afflusso massiccio di gravi ustionati è possibile solo attraverso la cooperazione internazionale e costituisce parte integrante dei piani europei di gestione delle catastrofi.

Il DDPS continua a lavorare ai preparativi per l’adesione all’UCPM, come auspicato dal Parlamento nella mozione 22.3904. Una richiesta formale di partecipazione sarà presentata non appena le basi giuridiche dell’UE lo consentiranno. Attualmente, infatti, l’adesione di uno Stato terzo come la Svizzera all’UCPM non è ancora possibile.

Il 16 luglio 2025, tuttavia, la Commissione europea ha trasmesso al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE una proposta di modifica delle basi giuridiche, che creerebbe le condizioni necessarie per la partecipazione della Svizzera a questo patto di solidarietà.

Contatto CDS
Tobias Bär, Comunicazione CDS
+41 31 356 20 39
tobias.baer@gdk-cds.ch