Inauguration du centre cardiologique au Tessin - Dal treno per Zurigo al cuore del Ticino: trent’anni di svolta nella sanità (it)
Lugano, 04.05.2026 — Discours du viceprésident du conseil fédéral, Ignazio Cassis, chef du Département fédéral des affaires étrangères (DFAE) - seul le texte prononcé fait foi (it)
Stimate autorità,
Cari ospiti,
Signore e Signori,
grazie per questo invito.
L’ho accolto con grande piacere — e anche con una certa emozione.
Oggi parlo come Consigliere federale.
Ma parlo anche come ticinese.
Come luganese.
E — lasciatemelo dire — come testimone diretto di questa storia.
Quando questo progetto prendeva forma, dalla metà degli anni ’90,
io ero medico cantonale.
Il mio ruolo non era decidere.
Era verificare.
Capire se ciò che si progettava fosse coerente, sostenibile… e soprattutto sicuro per i pazienti.
Sicuro — nel senso della qualità delle cure,
dei volumi necessari per garantirla,
e del reale bisogno di queste prestazioni.
E coerente — con la pianificazione sanitaria
e con le responsabilità pubbliche.
Ricordo bene il contesto di allora.
Per le migliori cure cardiologiche,
la soluzione era semplice:
un treno — destinazione Zurigo.
Tre ore di viaggio. Attraverso il Gottardo.
Non esattamente una prospettiva rassicurante…
Il Cardiocentro nasce proprio per cambiare questo.
E lo ha fatto.
Non senza resistenze.
Non senza polemiche.
Non senza quel pizzico di campanilismo che tutti conosciamo.
Diciamolo: in Ticino siamo pochi…
ma le opinioni non mancano mai.
E poi c’era una questione più profonda:
il rapporto tra pubblico e privato.
Un centro finanziato da una donazione privata,
su terreno pubblico,
con una missione chiaramente pubblica.
Un modello ibrido.
Per alcuni innovativo.
Per altri… più difficile da accettare.
Eppure, proprio questo modello ha permesso di andare avanti.
Tra il 1995 e il 1999 si passa dall’idea alla realtà.
Nel 1995, il progetto entra nell’agenda politica.
Nel 1996, prende forma concreta.
E nel 1999 iniziano le attività.
E poche settimane dopo — il primo intervento cardiochirurgico in Ticino.
Un passaggio storico.
Oggi, essere qui ha per me un significato particolare.
Perché mi riporta al 1° luglio 1999, quando ero già qui per la prima inaugurazione.
Perché questo momento chiude un ciclo.
Fin dall’inizio, era previsto che questa istituzione
avrebbe un giorno trovato la sua collocazione nel sistema pubblico.
Nel 2021 quel momento è arrivato.
Oggi il Cardiocentro celebra un nuovo capitolo.
Entra in una seconda vita.
Non è una rottura.
È una continuità.
Una continuità tra iniziativa privata e responsabilità pubblica.
Tra visione e integrazione.
Ed è, a mio avviso, un segno di maturità.
Ma questo ci porta anche a una domanda più ampia.
In che contesto si inserisce oggi un progetto come questo?
La risposta è impegnativa.
Negli anni in cui nasceva il Cardiocentro,
la spesa sanitaria in Ticino era attorno ai 2 miliardi di franchi.
Oggi ai 5 miliardi.
In Svizzera, nello stesso periodo,
siamo passati da circa 36 a quasi 100 miliardi.
Questo significa una cosa molto semplice:
il nostro sistema sanitario è cresciuto enormemente.
In qualità. In prestazioni.
Ma anche in costi.
E non è un dettaglio tecnico.
È una questione politica.
È una questione sociale.
Perché un sistema che costa di più
pesa inevitabilmente di più
sulle tasche dei cittadini —
tra premi e imposte —
e deve quindi spiegare meglio
perché costa di più.
Un sistema che cresce così
richiede anche sempre più personale qualificato.
Personale che spesso troviamo — fortunatamente —
anche nella vicina Italia.
Questo è un arricchimento, certo.
Ma è anche una responsabilità.
Perché tutto questo si inserisce in un contesto più ampio.
Una crescita — economica, sanitaria, demografica —
che genera anche interrogativi.
Interrogativi sulla mobilità,
sull’ambiente.
Sulla sostenibilità.
E inevitabilmente anche sulla migrazione.
Temi oggi al centro del dibattito pubblico,
talvolta affrontati con risposte radicali,
che cercano di dare soluzioni semplici a questioni complesse.
Ma proprio per questo dobbiamo restare concreti.
E cercare soluzioni che funzionino davvero,
con senso di responsabilità e rispetto reciproco.
Viviamo tempi complessi.
Un mondo più instabile.
Più incerto.
Più esigente.
E, allo stesso tempo, più prospero.
Una prosperità che ci ha portati molto lontano —
ma che ci rende anche più esigenti…
a volte anche un po’ più … impazienti.
Eppure, luoghi come questo ci ricordano una cosa essenziale:
il progresso concreto esiste.
Non è un concetto astratto.
È fatto di persone.
Di competenze.
Di responsabilità.
E qui veniamo all’essenziale.
Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile
senza una figura centrale:
il Professor Tiziano Moccetti.
Ha visto lontano.
Ha creduto in un’idea quando non era evidente.
E ha saputo trasformarla in realtà.
Accanto a lui,
molte altre persone.
Medici.
Infermieri.
Tecnici.
Amministratori.
E anche chi, con discrezione,
ha reso possibile questo progetto.
A tutti loro va oggi il nostro ringraziamento.
Signore e Signori,
questo edificio rinnovato non è solo un’infrastruttura.
È un simbolo.
Un simbolo di un sistema sanitario
che sa evolvere,
che sa integrare,
che sa rinnovarsi.
E soprattutto:
che sa guardare avanti.
Permettetemi di concludere.
Trent’anni fa, qui si costruiva una possibilità.
Oggi, qui si consolida una certezza.
E domani?
Domani dipenderà da noi.
Dalla nostra capacità di fare ciò che è stato fatto allora:
vedere lontano,
assumerci responsabilità,
e trasformare le idee in realtà.
Grazie di cuore
e lunga vita al Cardiocentro Ticino.